Presentiamo qui le regole di etichetta raccomandate dal Maestro Hiroshi Tada, guida dell’Aikikai d’Italia fin dal 1964.

Il Maestro ha ritenuto poi opportuno integrare le regole di etichetta all’interno del dojo con delle norme più generali, derivate dalla antica cultura giapponese.

Il Dojo

Dōjō (道場, Dōjō), comunemente traslitterato come dojo, significa luogo () dove si segue la via (), o anche: luogo per la ricerca della via.
Il termine derivato dal Buddhismo, indicava il posto in cui si ottiene il risveglio, venne adottato nel mondo militare influenzato dalla tradizione zen, per questo è diffuso nell’ambiente delle arti marziali. Con la diffusione nel XX secolo dei diversi budo, con l’obiettivo di coltivare il carattere e formare individui di valore, sorsero numerosi dojo che venivano in molti casi considerati da maestri e praticanti una seconda casa.

HombuDojo1950Il dojo rappresenta uno spazio dedicato alla concentrazione, alla meditazione, dove si apprende con amicizia e mutuo rispetto, attraverso una pratica attenta e corretta. Per questo ci si allena in silenzio, in un’atmosfera di calma serenità, per raggiungere la migliore realizzazione della propria individualità, l’equilibrio tra mente e corpo. Il dojo diviene simbolo della Via dell’arte quando il praticante riesce a realizzare un giusto stato mentale e spirituale.

L’origine

E’ sempre un’operazione delicata quella di tradurre parole in lingue e culture completamente diverse tra loro, spesso una traduzione letteralmente esatta può rivelarsi concettualmente scorretta. Ricercare l’origine e l’uso di un termine può però aiutare a comprenderne il significato. Etimologicamente Do è la pronuncia giapponese di Tao (come in Tao-te-ching), un’ulteriore interpretazione potrebbe allora essere: il luogo del Tao.

Il termine palestra inteso come spazio dedicato all’esercizio fisico, è quindi una trasposizione impropria di dojo, perché è la ricerca del giusto atteggiamento, attraverso il rafforzamento del corpo e l’apprendimento della tecnica, che consente al praticante di progredire.

Il saluto

Il saluto è una componente di ogni civiltà, salus in latino indicava la salvezza, la condizione di cessato pericolo, e per estensione la salute.

Aikikai2014Il saluto (Rei) può essere eseguito in due posizioni: in piedi (Ritsu Rei) e seduti in posizione di seiza (Za Rei). Il saluto non è un gesto formale, ma un atto di rispetto nei confronti del Dojo, del Maestro del nostro compagno d’allenamento, e in definitiva di noi stessi.

Quando entriamo nel dojo, ci inchiniamo rivolgendoci al kamiza: questo saluto è un gesto di rispetto nei confronti del fondatore dell’Aikido. Anche quando saliamo o scendiamo dal tatami, salutiamo verso il kamiza.

L’etichetta

Il dojo è come una piccola collettività, con regole che devono essere rispettate. Quando i praticanti indossano il keikogi diventano tutti uguali; la loro condizione sociale viene lasciata fuori. Già il cambiarsi d’abito è un atto che invita ad un silenzioso raccoglimento e alla ricerca della presenza di se stessi.

L’osservanza di questi precetti tradizionali è importante per favorire la coordinazione mente-corpo, punto di partenza e di arrivo dell’aikido. Per cui entrando nel dojo ci si deve lasciare alle spalle tutti i problemi della quotidianità, concentrarsi sull’allenamento per purificarsi nella mente e superare i propri limiti e le proprie sconfitte. L’approccio con l’avversario non deve essere dettato da ostilità, ma piuttosto da un senso di rispetto e di gratitudine.

L’utilizzo di sequenze prefissate, fin dal momento di ingresso nel dojo, la loro costante ripetizione, porta ad una forma di distacco da se stesso, dai propri problemi, e alla creazione di una disponibilità interiore alla pratica.

Lo stato mentale di attenzione che si esercita nel dojo deve trovare poi un riscontro nella quotidianità della vita.

Il seiza

DojoCentrale1984Nell’aikidô inteso come “zen in movimento” lo zazen (zen da seduti) è un aspetto fondamentale della pratica, solo così si può giungere alla comprensione del significato profondo della via dell’arte, andando oltre l’aspetto puramente tecnico. Diceva Ueshiba: “l’aikido è una purificazione del corpo e dell’anima, è sgrassare il corpo e l’anima”. Mentre è facile vedere le imperfezioni della tecnica o una macchia su un corpo, molto più difficile è scoprire i difetti del carattere e cambiarli. Spesso in silenzio e ad occhi chiusi appare il flusso incontrollato dei pensieri che relegano la mente nell’inconsapevolezza e possono comportare sofferenza.

I pensieri incessantemente appaiono nella nostra mente, tutte le emozioni, le ansie, le paure, gli esami, le arrabbiature, tutto quello che ogni giorno assale il nostro organismo, ed energeticamenteci indebolisce; ma se abbiamo la forza di non identificarci in essi (e la pratica dell’aikido serve a generare questo vigore), non ne siamo dominati e così non creano confusione.
Il distacco dai pensieri non ha lo scopo di indebolire la mente, tutt’altro. Serve ad evitare di rimanere schiavi delle abitudini, delle proprie paure, ad aprire nuovi orizzonti.

La pratica costante dell’aikido come forma di meditazione ha per effetto lo sviluppo della concentrazione e della forza di carattere. Continuando a praticare si può ottenere quello che alcuni chiamano risveglio (Kensho o “picco di esperienza oceanica”) fino a esperimentare la realtà originaria (o Satori). L’aikido in questo senso è un’esperienza vitale, non legata a dottrine, che va oltre gli schemi usuali e punta direttamente al cuore rivelando la natura del proprio essere, un’esperienza non fine a se stessa ma che deve essere riportata per la sua piena realizzazione nella vita quotidiana.

La respirazione

L’intensità della ricerca è necessaria ma non deve consumare le forze: uno strumento che viene utilizzato per rafforzare il corpo e mobilitare le energie nascoste dell’individuo, oltre all’esercizio fisico è quello della respirazione.

Per avere risultati accettabili occorre esercitarsi a lungo nel kokyu prima di trovare un modo corretto di respirare: la respirazione è importante per concentrarci, per mantenere la serenità, per sviluppare il nostro potenziale energetico e affrontare le difficoltà della vita. Secondo la tradizione orientale il punto più importante dove l’energia risiede è il basso addome, definito “Tanden” in Giappone, o “Tantien” in Cina. Nella pratica yogica dei sennin taoisti e degli yamabushi giapponesi il termine “cinabro” compone la parola tantien o dantien: in giapponese tanden, significa la “miniera del cinabro” o il “crogiolo del cinabro”. Infatti, ciò che nell’alchimia “esterna” corrisponde alla miniera o al crogiolo è, in quella interna, la zona del ventre ove si trova la pila-dinamo, il tanden, che consente l’accumulo e la trasmutazione dell’energia: trasformare il piombo dell’energia degradata dalla confusione dei pensieri, nell’oro della tranquilla contemplazione del mondo.

All’interno del dōjō

Regole1

  • Conformarsi alle norma della buona educazione, osservare le regole e seguire fedelmente gli insegnamenti dei maestri.
  • Quando si entra nel dōjō, togliersi nell’ingresso cappello, guanti, soprabito, ecc., e, dopo aver eseguito il saluto in direzione del lato principale (shōmen), salutare il maestro e andare a cambiarsi nello spogliatoio.
  • Nel caso si arrivi in ritardo e l’allenamento sia già iniziato, si  dovrà attendere ai bordi del tatami finché non siano conclusi gli  esercizi di respirazione e torifune.
  • All’interno del dōjō osservare l’armonia reciproca e impegnarsi nella pratica con gioia e serenità.
  • Praticare con serietà e spontaneità, sforzandosi di evitare infortuni.
  • Dedicare sufficiente tempo alla pratica da soli.
  • Non criticare mai le tecniche eseguite da altri praticanti.
  • Nella pratica con le armi ( e bokken) attenersi correttamente alle regole stabilite.
  • L’abbigliamento usato durante la pratica (keikogi e hakama) deve essere sempre pulito.
  • Prima di iniziare la pratica è opportuno togliersi gioielli, orologi, ecc., legarsi i capelli, se portati lunghi, e assicurarsi che le unghie siano corte, al fine di prevenire incidenti.
  • Al termine di ogni allenamento fare sempre le pulizie del dōjō così da permettere che la pratica si svolga in un ambiente pulito.
  • E’ proibito fumare all’interno del dōjō e non sono ammesse persone in stato di ubriachezza.
  • Nel dōjō astenersi dal fare discorsi di natura privata che esulano dal contesto della pratica e possono intrarciarla.
  • I visitatori sono invitati ad osservare l’ordine stabilito all’interno del dōjō e, dopo aver ottenuto il permesso, possono assistere agli allenamenti  sedendo in seiza nel posto che viene loro indicato.
  • Quando ci si reca a praticare in altri dōjō, osservare con attenzione le regole in essi stabilite e non toccare assolutamente gli oggetti (armi, ecc.) presenti nel dōjō in cui si viene ospitati.Regole2

Norme generali di etichetta, regole da osservare sul tatami

  1. Regole3Cercare di  uniformare il modo di esprimersi e di comportarsi nella vita quotidiana alla pratica dell’aikidō.
  2. Evitare di passare davanti alle persone.
  3. Quando si apre o si chiude una porta, accertarsi che non vi siano persone nelle immediate vicinanze.
  4. Nel porgere o ricevere un oggetto utilizzare entrambe le mani.
  5. Se ci si rivolge ad una persona seduta sul tatami, sedersi in seiza prima di salutare, parlare o porgere qualcosa.
  6. Non soffermarsi in piedi dietro ad una persona che sta seduta sul tatami (tale norma di buona educazione deriva dal fatto che in Giappone tale posizione veniva tradizionalmente assunta da coloro che recidevano il collo a chi commetteva seppuku).

Il Tatami

Tutti sanno cosa è un tatami, ma poche volte ci soffermiamo su quelle che sono le sue particolarità.
Ogni lato del tatami ha infatti oltre a una definizione specifica, anche una specifica funzione.

Un tatami è costituito da:

  • KAMIZA LATO NORD
  • SHIMOZA LATO SUD
  • JOSEKI LATO EST
  • SHIMOSEKI LATO OVEST

Lati tatami

KAMIZA

Kamiza è il lato d’onore del tatami dove siedono i Sensei. Questo lato del tatami viene facilmente individuato dalla presenza dell’immagine del fondatore O’Sensei.
Virtù: Capacità intuitiva
Elemento: Acqua

SHIMOZA

Shimoza o lato degli studenti. Su questo lato del tatami siedono gli allievi, i quali sono disposti dal grado più alto, posto più a destra volgendo lo sguardo alla Kamiza, andando progressivamente a descrescere fino all’allievo più giovane nella pratica posto più a sinistra.
Virtù: Intelletto razionalità
Elemento: Fuoco

JOSEKI

Joseki è il lato riservato ai gradi superiori e agli ospito del Sensei che visitano il Dojo.
La posizione a est nella direzione ove sorge il sole ricorda che chi risiede su questo lato è illuminato prima di coloro che risiedono sul lato opposto (possiedono più esperienza di coloro che iniziano la pratica)
Virtù: Virtù e carità
Elemento: Legno

TatamiSp

SHIMOSEKI

Shimoseki o lato riservato ai principiantidella pratica. Il lato ovest “dove il sole tramonta”, ci indica che il calare del sole illumina per ultimo questo lato del tatami (chi risiede su questo lato ha meno esperienza nella pratica).
Virtù: rettitudine
Elemento: Metallo

 

(foto e testo gentilmente forniti da “Aikido Aosta”)